Leggere i testi
09 Maggio 2016

Un gioco da ragazzi

Dalla letteratura generazionale ai libri per giovanissimi
Savio Davide

Premessa. La letteratura generazionale

 

Se immaginiamo di sfogliare un album che contenga le fotografie degli autori classici, da Carducci a Verga, da Hemingway a Ungaretti, nella nostra mente si comporrà una galleria di ritratti che raffigurano persone già adulte, quando non persino anziane. Il nostro sguardo, inevitabilmente postumo, cristallizza il volto degli scrittori nel loro aspetto ultimo, quasi che in quelle fisionomie dovesse apparire, in modo icastico, la profondità del tempo che ci separa da loro. Eppure, una fetta significativa della letteratura è stata fatta da giovani: senza giungere ai casi estremi e inarrivabili (Leopardi, Rimbaud, De Quincey, che furono autentici bambini prodigio), possiamo citare, fra i mille esempi possibili, Italo Calvino, che pubblicò Il sentiero dei nidi di ragno a soli 24 anni, Edoardo Sanguineti, esordiente con Laborintus a 26 anni, Aldo Palazzeschi, che diede alle stampe L’incendiario a 25, o ancora Eugenio Montale, che scrisse Meriggiare pallido e assorto a vent’anni. Sempre meno infrequente, nel Novecento, è stato poi il caso di autori giovani che si affacciano sulla scena e chiedono attenzione proprio in quanto giovani: pensiamo solo alle tante avanguardie, con il Futurismo in testa, che hanno messo a tema proprio l’energia rinnovatrice della gioventù, arrivando a identificare la tradizione con la vecchiaia e quindi con la decadenza, la stanchezza, la ripetizione del passato, la mancanza d’ispirazione, la noia.

 

Da qualche anno, di fronte all’ennesima (presunta) crisi del romanzo, sopraggiunta con l’avvento del Postmoderno, la storia della letteratura ha assistito a un’ulteriore evoluzione del fenomeno. Per rinnovare le fortune di un genere in declino, l’editoria ha deciso di puntare le proprie fiches sul pubblico giovanile, considerato più predisposto a nutrirsi di storie, più curioso, più disponibile alla scoperta; e ha reso orizzontale il rapporto autore-lettore, scegliendo di trasformarlo in un dialogo tra coetanei. Le radici di questa operazione si estendono agli anni Ottanta, quando scrittori come l’emiliano Pier Vittorio Tondelli (1955-1991), a sua volta giovanissimo talento (Altri libertini esce per Feltrinelli nel 1980), scelgono di vestire i panni del talent-scout e raccolgono attorno a sé quelle che considerano le voci più originali tra gli esordienti. Appena affacciatisi al panorama letterario, questi ragazzi non possono ovviamente vantare alcun lavoro di ampio respiro: inevitabile è allora la scelta di raccogliere la loro produzione per mezzo di antologie di racconti, nelle quali ognuno trovi un po’ di spazio, e allo stesso tempo il lettore sia messo di fronte a un ampio ventaglio delle potenzialità che la letteratura serba per il futuro. Celebre rimane, soprattutto, il Progetto Under 25, varato da Tondelli nel 1985 e sfociato in tre antologie (Giovani Blues, Belli & Perversi, Papergang) nelle quali scrissero Gabriele Romagnoli, Silvia Ballestra e Giuseppe Culicchia, per annotare solo i nomi oggi più celebri. Ma memorabile resta anche l’antologia Gioventù cannibale, curata per Einaudi da Daniele Brolli nel 1996 e trampolino di lancio per autori come Niccolò Ammaniti, Aldo Nove, Daniele Luttazzi, Andrea G. Pinketts (etichettati appunto, a partire da quel momento, come scrittori “cannibali”).

 

Ultime tendenze. I libri dei giovanissimi

 

Pregi e difetti della cosiddetta “letteratura generazionale” si possono facilmente enumerare: da un lato un effettivo rinnovamento dello stile, dei temi e della lingua, l’irruzione di nuove forme e di nuove visioni del mondo, la conquista di un pubblico che altrimenti sarebbe rimasto lontano dalle librerie e dalla parola scritta; dall’altro l’aridità del marketing, che ha spinto spesso la scommessa al ribasso, sacrificando lo specifico letterario per affascinare (talvolta abbindolare) quanti più giovani possibile. L’estremo risultato di questa miopia, molto simile a un’ultima spiaggia economica e ben oltre l’ultima spiaggia culturale, è oggi il sacrificio della stessa letteratura, che cede il passo alla non-fiction di stampo autobiografico. Intendiamoci: niente di male nell’autobiografia, anche quando viene praticata dai giovanissimi. L’esperienza degli autori legati alla rivista «La Voce», attiva tra il 1908 e il 1916, ci dimostra che si possono raccontare il proprio mondo interiore e la propria crescita anche a vent’anni. Ma i nomi, all’epoca, erano quelli di Renato Serra, di Clemente Rebora, Scipio Slataper, Giovanni Papini, Piero Jahier, Camillo Sbarbaro, Riccardo Bacchelli, Vincenzo Cardarelli: autentici letterati, insomma, poeti e scrittori consapevoli di esercitare un mestiere e di essere immersi in una tradizione. Intellettuali, anche, con una visione del mondo già chiara e con delle idee da esprimere.

 

I protagonisti delle classifiche di vendita, oggi, sono invece personaggi dello spettacolo (in senso lato): cantanti, blogger, youtuber, star di instagram. Solamente nell’ultimo anno abbiamo assistito al successo di Favij, alias Lorenzo Ostuni, ventenne torinese che è stato incoronato “re di Youtube” grazie allo strabiliante numero di iscritti al suo canale, FavijTV, nel quale troviamo soprattutto clip sul mondo dei videogames. Due milioni e mezzo di persone hanno deciso di seguirlo e una buona percentuale di essi, l’anno scorso, si è certamente portata a casa Sotto le cuffie (Mondadori Electa), la storia di Lorenzo prima dell’esplosione di Favij («ma il successo non mi ha cambiato», rassicura lui). Nelle ultime settimane è uscito, ancora per Mondadori Electa, Youdream di Alberico De Giglio, anch’egli giovanissima star di Youtube, affermatosi soprattutto attraverso la parodia dei video altrui e con altri filmati divertenti: 680.000 follower sono i numeri attuali, certamente golosi per qualsiasi editore. Nelle librerie troviamo anche Tutta colpa del denaro, opera di Dexter, ossia il romano Luca Denaro, che la quarta di copertina definisce «un’autobiografia ironica, colorata e poco convenzionale con disegni, rivelazioni e aneddoti sulla vita reale e digitale di uno dei più noti volti del web»: è sempre Mondadori Electa a offrirci i retroscena del successo di questo autore da 1.600.000 follower, anch’egli giunto all’onore delle cronache per lo stile divertente dei suoi video.

 

Non solo Youtube, comunque, e non solo Mondadori sono protagonisti del fenomeno che stiamo ricapitolando. Le ultimissime settimane hanno visto il trionfo dei cantanti Benji & Fede, con Vietato smettere di sognare (Rizzoli): il singolo Tutto d’un fiato ha invaso le radio, garantendo loro un contratto con Warner Music e il disco di platino; il libro fa il punto su una carriera sbocciata su Facebook, quando due giovani, distanti geograficamente, trovano il modo di avviare un sodalizio che proprio attraverso i social network li porterà a conquistare il cuore dei fan. Una parola ancora merita un’altra piattaforma, Wattpad, ultima frontiera della condivisione “dal basso” per le scritture dei giovanissimi: è da lì che ha preso le mosse il travolgente successo di Anna Todd, scrittrice statunitense classe ’89 che, partendo da una fan-fiction dedicata agli One Direction, viaggia al ritmo di oltre due libri l’anno (i cinque della serie After, e il sesto intitolato Before, sono stati portati in Italia da Sperling & Kupfer). In Italia, Wattpad ha portato alla ribalta Cristina Chiperi, diciassettenne padovana di origini moldave, che con il suo My dilemma is you, ispirato a una canzone della ventitreenne americana Selena Gomez, ha spopolato tra i coetanei. Ma qui abbiamo già abbandonato le autobiografie e siamo tornati nell’ambito della fiction: un discorso che merita di essere approfondito a parte.

 

Alla ricerca della letteratura perduta

 

Bisogna essere molto chiari a proposito di un punto. Il fenomeno ora descritto non è deprecabile in sé: l’editoria esiste anche per pubblicare ciò che piace al grande pubblico, che siano romanzi oppure libri di ricette, manuali di giardinaggio o trattati sullo yoga. Fortunatamente, l’oggetto-libro è un contenitore assai capiente e quanto mai flessibile. Pure, non scandalizza la scelta di proporre ai giovani un certo tipo di modelli, che a volte portano con sé delle belle storie di rivincita (come quella di Alberico De Giglio, che solo tre anni fa era vittima di bullismo, e ora testimonia la parabola della propria affermazione), oppure degli insegnamenti sulla necessità di lavorare sodo per riuscire nella vita («per fare ogni giorno un video di otto minuti», racconta Favij, «impiego otto ore tra registrazione e montaggio»). Quello che sconcerta, piuttosto, è la mancanza di alternative, la rinuncia quasi totale da parte delle case editrici a portare avanti, parallelamente alle necessità del bilancio, le necessità della letteratura. Ossia quella cosa che ci ha dato Dante, Leopardi, Manzoni, Verga, Pirandello, Gadda. Il sintomo più evidente della crisi, oggi, è la quasi totale dismissione delle collane di poesia, rimaste in vita come contenitori vuoti o perlomeno come terre desolate. Ma non si può dire che la buona narrativa navighi in acque molto migliori. Il circolo è vizioso: le case editrici rinunciano al loro ruolo propositivo, limitandosi a certificare il virale, il successo di chi fa successo altrove, fuori dai libri; i lettori si abituano a considerare il libro come uno spazio ancillare, una distrazione o digressione dai mondi in cui le cose accadono davvero; i buoni scrittori cambiano mestiere, investendo le proprie energie in campi ormai lontani da quello di partenza; cala, fin quasi all’estinzione, il bacino dei buoni libri da pubblicare.

 

La domanda è aperta: che fare? La scuola può contribuire molto, in questa direzione. Autori come Petrarca, Ariosto, Foscolo, non avrebbero praticamente lettori, se non ci fossero gli insegnanti a tenere vive le pagine della nostra migliore tradizione. Ma gli insegnanti ci sono e il Canzoniere, il Furioso e l’Ortis si pubblicano e si ristampano ogni anno. Se l’editoria punta sempre più su un pubblico di giovani, bisogna dimostrare a quegli stessi giovani che un’altra letteratura è possibile: che non esistono solamente le biografie delle giovani star, ma ci sono libri diversi, fatti di struttura e di stile, di racconto e di idee. E questi libri non appartengono unicamente al passato: che abbiano venti, quaranta o settant’anni, sono molti i contemporanei che hanno qualcosa da dire sul mondo di oggi, sulla complessità dell’esistenza e della vita interiore. Trovarli non è una condanna: è una sfida dell’intelligenza, una caccia al tesoro che può farci diventare molto ricchi, oltre ogni misura economica e ogni feedback.

Savio Davide
Curatore del blog Letteratura.it