Esperienze didattiche
24 Settembre 2018

Storie di viaggi e migrazioni / 2

Un laboratorio di lettura e scrittura
Cavadini Linda

Scriviamo i nostri racconti

Rem tene dicevano gli antichi, le parole seguiranno. Grazie all’immersione, ora ai ragazzi non solo sono noti i temi e le caratteristiche di un racconto di viaggio, ma certe strutture e scelte narrative. Tutto è pronto per iniziare a scrivere il nostro racconto.

La prima fase è la prescrittura, che serve a raccogliere le idee, a pianificare il testo. Ciascun ragazzo lavora attraverso schemi e attivatori grafici per strutturare i propri personaggi ad esempio, o l’andamento del proprio racconto.

Momento chiave è la mini lesson, una lezione breve in cui fornisco, sempre partendo da un mentor text, indicazioni chiave per tecniche narrative: qui cito, a titolo d’esempio, la mini lesson sul personaggio in cammino e sull’ambiente. Il vantaggio di una lezione breve è che permette ai ragazzi di avere tempo per scrivere, sperimentare, sporcarsi le mani.

 

MINI LESSON Il luogo del mio racconto

Finora abbiamo parlato di come costruire un personaggio e dell’importanza della struttura e del ritmo in un racconto. Oggi ci soffermeremo sulla costruzione dell’ambiente in cui si muovono i personaggi. L’ambiente condiziona l’azione ma anche i pensieri dei personaggi: pensaci bene, ciascuno di noi ha con certi luoghi un rapporto particolare, oppure prova alcuni sentimenti ed emozioni a seconda del luogo in cui si trova. Inserire una sequenza descrittiva significa non solo spiegare dove vive il personaggi e si svolge la vicenda, serve anche a rallentare il ritmo a preparare il lettore a qualcosa che succederà.

Quando scegli una storia l’ambientazione è molto importante, rifletti bene e rispetta

  • la verosimiglianza: se ambienti la tua storia in un deserto i tuoi personaggi soffriranno il caldo, ci saranno alcune specie di animali e piante etc. Raccogli informazioni sull’ambiente che hai scelto, sii preciso e accurato;
  • la regola del “descrivi coi cinque sensi”: fai in modo che il lettore si senta trasportato dentro l’ambiente, usa verbi e parole suggestive, che mettano in rilievo le sensazioni. Ad esempio: non scrivere “il bosco era verde” ma “i rami erano così fitti che non si riusciva a vedere il cielo, nell’aria i profumi erano così intensi che la resina si confondeva con il muschio e le felci”;
  • la relazione del personaggio con l’ambiente: come si sente il tuo personaggio mentre si trova lì? Cosa prova? Perché?

Ora ascoltiamo come Alice Munro descrive la corteccia degli alberi (e grazie ad Agnese Pianigiani per il suggerimento) e poi leggiamo questo esempio: “Dove finivano i colli cominciava la grande pianura. Dapprima era stretta, chiusa fra i monti e il mare, ma poi si ampliava verso altri monti lontani. Guardando dai colli nei giorni sereni, si vedeva la distesa dei campi, che da un lato era limitata in distanza dalla linea del mare, dall’altro lato pareva non aver fine. Tuttavia, raramente lo sguardo pareva arrivare lontano quanto il mare, perché quasi sempre una nebbia leggera era posata sui campi e fasciava il paesaggio” (Giuseppe Berto, Il cielo è rosso, 1946).

Discuti col tuo compagno di banco: come avviene questa descrizione? Quale senso viene usato? Da cosa lo capisci? Cosa ci dice del paesaggio? Che sensazioni provi tu leggendola? Ora lavora sulla tua bozza: ricorda che in un racconto le descrizioni hanno una parte fondamentale e devi “maneggiarle con cura”. Buon lavoro!

 

Per circa un mese per due ore a settimana, i ragazzi hanno scritto i loro racconti, la scrittura è stata intervallata da mie mini lesson di stile, tecnica e anche grammatica (su come si fanno gli incipit, quando usare i due punti). Mentre scrivono io giro tra i banchi a fornire loro consulenze: non suggerisco né correggo, li faccio riflettere, provo a far lor vedere le cose da un altro punto di vista (quello del lettore e dell’esperto di scrittura). Prima di consegnare la stesura definitiva c’è il momento della correzione di bozze. E poi il process paper, in cui mettono in luce l’analisi del processo di scrittura.

Ho riscoperto il piacere di “prendermi il tempo con i ragazzi” e di sviluppare le loro reali competenze. In classe per scrivere ci mettiamo ore, ma vengono fuori davvero i testi migliori che in quel momento ciascuno può fare: poi li leggiamo, revisioniamo e commentiamo. Siamo una vera officina di scrittura personale e collettiva. Ciascun testo è riscritto più volte, riflettere sugli errori e correggersi è parte importantissima del percorso: l’errore non è una mancanza, ma un fatto, uno strumento di lavoro. Insomma tutta l’attenzione è sul percorso e sulla fatica da cui scaturisce un prodotto linguistico.

 

Conclusioni

Voglio chiudere con uno dei 25 testi. Potrei scegliere Margherita, Leonardo, Aurora, Daniele: forse strabuzzereste gli occhi e vi meravigliereste. Invece scelgo il testo di Francesco, che non ama molto scrivere e incontra molte difficoltà.

 

Sono Seidu: abito in Africa, in Libia, a Gadames. Ho 11 anni e sto in una piccola casa con mio fratello e mio papà: papà fa l’operaio per mantenere tutta la famiglia mentre io ogni giorno faccio più di 9 km per andare al centro assistenza per prendere acqua e cibo. Ci metto tanto ad andare perché abito lontano da tutti, vivo nel deserto su un piccole colle. Io e mio fratello abbiamo progettato il viaggio per andare a trovare i nostri cugini in Italia, in Puglia: così negli ultimi due mesi abbiamo lavorato in un cantiere che trasportava pietre pesanti per racimolare i soldi che ci mancavano per il viaggio sulla barca che ci avrebbe portato dai cugini. Il giorno prima della partenza della barca mentre ci incamminavamo verso il porto, incontrammo una nostra vecchia amica che avevamo perso di vista durante la guerra. Anche lei si stava dirigendo verso il porto insieme a un fratello più piccolo, così decidemmo di viaggiare insieme per aiutarci a vicenda.

Verso sera lei mi disse “Quando saremo in Italia tu dove andrai?”

Io risposi “Io andrò a Foggia, in Puglia dai miei cugini”. “E tu dove andrai?” chiesi io.

Lei rispose “Io andrò in Sicilia da mio zio”.

Il giorno dopo, arrivati al porto di Tripoli, mentre aspettavamo di imbarcarci le dissi. “Anche se andremo in due posti diversi cerchiamo di stare sempre uniti. “Dopo un po’ ci imbarcarono ma eravamo in tanti sul barcone tutti appiccicati come sardine. Il viaggio durò sei giorni: erano quasi tutte giornate fredde, tre giorni piovve. Arrivati in Sicilia tutti infreddoliti, ci accolsero con coperte e cibo; dopo qualche giorno riuscimmo a partire per la Puglia. Ma della mia amica non c’era più traccia.

 

È un testo che ha tanti difetti, ma mostra che possiamo insegnare a scrivere e che loro possono imparare. Imparare sempre. Noi a quello serviamo: non ad essere critici e filologi, ma ad essere critici e filologi che insegnano ed educano a leggere e a scrivere.

 

Cavadini Linda
Docente della Scuola secondaria di primo grado “Aldo Moro” di Prestino e dell'Istituto Comprensivo Como Prestino-Breccia.