Leggere i testi
13 Aprile 2020

Il 25 aprile 75 anni dopo

La Resistenza oggi
Cavalli Silvia

25 aprile 1945 - 25 aprile 2020. Sono passati settantacinque anni dal giorno in cui Milano è stata liberata dalle truppe nazifasciste. Da allora in poi il 25 aprile è diventata la data simbolo della Resistenza italiana, iniziata l’8 settembre di due anni prima, dopo il proclama dell’armistizio da parte del governo Badoglio. Eppure quest’anno le celebrazioni non ci saranno, non almeno nelle forme che abbiamo conosciuto finora e certo non con le manifestazioni a cui siamo sempre stati abituati a partecipare. Sarà una Resistenza domestica, ma non per questo lo sarà di meno.

Ora e sempre Resistenza. Resistenza in ogni casa. Sono le due facce di una stessa medaglia che è fatta di responsabilità e coraggio, sofferenza e capacità di ricostruire dalle macerie di ciò che è stato. Non potremo scendere nelle piazze, non potremo andare in corteo per lasciare corone di fiori ai piedi delle statue dedicate ai martiri della Libertà. Ma potremo osservare le celebrazioni in televisione, in rete, nelle dirette social. L’Anpi (Associazione Nazionale Partigiani d’Italia) ha organizzato una grande piazza virtuale grazie alla quale potremo celebrare la Festa della Liberazione, anche attraverso l’iniziativa #bellaciaoinognicasa Un’invasione di memoria.

Eppure anche quest’anno non mancano le uscite editoriali, nonostante le limitazioni imposte al mercato del libro dall’emergenza sanitaria e la chiusura delle librerie. Vogliamo segnalare almeno un titolo, ovviamente disponibile in ebook: Noi, partigiani. Memoriale della Resistenza italiana, pubblicato da Feltrinelli a cura di Gad Lerner e Laura Gnocchi. Non si tratta di un romanzo e nemmeno di racconti, ma di una raccolta di testimonianze dei protagonisti della lotta di Liberazione. La prefazione al volume, firmata da Carla Nespolo, presidente nazionale dell’Anpi, ribadisce la necessità di continuare a raccontare, perché la Storia insegna (o dovrebbe insegnare) a non ripetere gli errori del passato:

 

Ho una speranza: che si smetta, una volta per tutte, di dire che i partigiani sono tutti morti e quindi la nostra associazione non serve più. Anche quando noi, che ormai siamo la generazione dei “partigiani dei partigiani” scompariremo, sarà sempre importante ricordare la Resistenza, cardine della nostra democrazia, e lottare perché la nostra Costituzione viva.

 

Oggi che i protagonisti di quell’esperienza fondativa per la nostra identità stanno scomparendo, bisogna tenerne vivo il ricordo: la memoria va custodita e tramandata, e a farlo dobbiamo essere noi. Così come dobbiamo ricordare le molte donne che hanno combattuto nella Resistenza con un ruolo non ausiliario. Un nome fra tutti, Tina Anselmi.

Nata nel 1927 e scomparsa nel 2016, Tina Anselmi è stata fra l’altro la prima donna a diventare un ministro della Repubblica Italiana, nel 1976. Il suo La Gabriella in bicicletta. La mia Resistenza raccontata ai ragazzi (uscito lo scorso anno per l’editore Manni) racconta l’impegno di una ragazza diciassettenne entrata nella Resistenza perché il fascismo non può essere la risposta ai valori nei quali crede, lei che è cresciuta tra le file dell’Azione Cattolica. Con il nome di battaglia di Gabriella, Tina Anselmi si unisce alla brigata autonoma “Cesare Battisti” e fa poi parte del Comando regionale del Corpo Volontari della Libertà. È lei, come Ministro del Lavoro della Democrazia Cristiana, a promuovere la legge 903 sulla parità di trattamento tra uomini e donne, pubblicata sulla Gazzetta ufficiale il 9 dicembre 1977. E l’anno successivo è sempre lei, nominata Ministro della Sanità, a promuovere la riforma che ha portato all’istituzione del Sistema Sanitario Nazionale con la legge 833 del 23 dicembre del 1978.

Dobbiamo molto a Tina Anselmi, per la Resistenza che ha fatto allora e per quella che ci permette di portare avanti oggi. Vogliamo allora chiudere con le sue parole, tratte dal libro pubblicato da Manni, in risposta alle domande di una ragazza giovane come lo era lei allora all’epoca in cui ha scelto di stare con i partigiani e contro i fascisti:

 

Zia, perché la Resistenza ha combattuto il fascismo? Cos’è stato il fascismo?

Il fascismo è stato un’esperienza drammatica, iniziata dopo la Prima guerra mondiale. […] L’Italia aveva ancora da risolvere i problemi che riguardavano la situazione economica del Paese, le condizioni del mondo contadino, e chi governava si era illuso che avrebbe risolto quei problemi con la guerra: la quale invece li aggravò, alimentando tra l’altro un pericoloso nazionalismo.

 

Sono parole che dovremmo ricordare sempre, ogni giorno, soprattutto in questo nostro tempo.

  

Cavalli Silvia
Curatore del blog Letteratura.it