Il dibattito in corso
08 Gennaio 2018

Exit West

Nuovi percorsi nella letteratura della migrazione
Savio Davide

Exit West, di Mohsin Hamid, è stato uno dei romanzi più fortunati dell’anno che si è appena concluso. Finalista del Man Booker Prize 2017 e pubblicato in Italia da Einaudi, con la traduzione di Norman Gobetti, il libro affascina fin dalla copertina: una porta di legno bianco, aperta a metà, che dà su una stanza dove, da un’altra apertura, irrompe il deserto. Una luce debole illumina la notte, ma tutto è invaso dalla sabbia, come se un mondo esotico avesse preso possesso di un ambiente che ci è familiare, del nostro spazio domestico. Sembra, ed è, un libro sulle soglie: la storia di due innamorati, Nadia e Saeed, che vorrebbero fuggire dal proprio Paese, divorato dalla guerra civile. Fuggire dalla violenza dei miliziani, dal cielo carico di droni ed elicotteri, dal dramma dei figli che vengono separati dalle loro madri. «Girava voce che ci fossero porte capaci di trasportarti in altri luoghi, anche molto remoti... Una porta normale, dicevano, poteva trasformarsi in una porta speciale, e poteva accadere senza preavviso, a qualunque porta...». Come avviene nella migliore letteratura, l’avventura dei due giovani si dilata a raffigurare una grande metafora del mondo che abitiamo: tragico, ma anche aperto alla speranza e ai sogni. Dalla città senza nome in cui vivono, Nadia e Saeed attraversano una soglia che li porterà a Mykonos, a Londra, a San Francisco, percorrendo come in una fiaba le rotte che migliaia di migranti e di rifugiati, ogni giorno, calcano in condizioni ben più funeste, in cerca del futuro che è stato loro sottratto. Andando verso Ovest, come suggerisce il titolo: verso l’Europa e l’America del benessere, come lo stesso Hamid ha fatto (lasciando il Pakistan per Princeton e Harvard).

Il libro di Hamid è solo uno dei moltissimi romanzi a raccontare il fenomeno delle migrazioni. Anche in Italia, da ormai trent’anni, ma in modo molto più intenso nell’ultimo decennio, l’editoria ha dato ampio spazio alla voce di chi è costretto a fuggire dal mondo dei padri, per miseria o per ragioni politiche (su Letteratura.it avevamo ospitato un approfondimento su L’ultimo arrivato di Marco Balzano, a cura del prof. Maurizio d’Adamo). Da diversi anni il prof. Armando Gnisci, uno dei più importanti studiosi di Letteratura comparata in Italia, ha creato BASILI&LIMM, ossia una Banca dati degli Scrittori Immigrati in Lingua Italiana e della Letteratura Italiana della Migrazione Mondiale, da poco tornata online. Si tratta di uno strumento utilissimo, che affronta il capillare censimento di un fenomeno letterario che è destinato inevitabilmente a crescere ancora, nei prossimi anni.

Il database è diviso in cinque sezioni: Scrittori, Opere letterarie, Critici, Opere critiche, Tesi di laurea e di dottorato. Di particolare interesse è il fatto che BASILI&LIMM conterrà anche i dati della “Nuova Generazione” di scrittori, ossia, come spiega Gnisci, «le opere della letteratura italiana contemporanea degli scrittori nati e/o scolarizzati in Italia da genitori immigrati e/o da coppie meticce. Queste persone scrivendo letteratura preparano il “nuovo mondo” e vanno formando l’attuale transculturazione europea. Come accadde nell’Alto Medioevo, l’epoca “buia” e “devastata dai barbari”, che creò però la “Nuova Casa con un Nome”: Europa». Si parla di “Nuova Generazione”, dunque, e non di “Seconda Generazione”, perché i figli dei migranti non hanno compiuto il loro viaggio, da un mondo all’altro: sono «in una condizione di creoli», l’italiano per loro è lingua madre.

Per chi voglia prendere coscienza del fenomeno, nulla di più utile che curiosare alla voce Opere letterarie, ordinata in senso cronologico. Solo nel 2017 sono usciti una trentina di libri che rientrano nell’area delle scritture migranti. Tra questi alcune biografie, o diari: Cuore di seta di Shi Yang Shi (Mondadori; lingua madre: mandarino), Vivo per questo del rapper Amir Issaa (Chiarelettere; nato a Roma), La rondine sul termosifone di Edith Bruck (La nave di Teseo; ungherese, moglie del poeta Nelo Risi, fin dal 1998 pubblica in Italia raccolte di poesie, racconti e romanzi). Transeuropa ha dato alle stampe la nuova raccolta poetica dell’albanese Jonida Prifti, Rivestrane, ma a farla da padrone, anche in questo campo, è il romanzo. Si segnalano allora alcuni autori che sono arrivati alla pubblicazione con le maggiori case editrici: Helena Janeczek, La ragazza con la Leica (Guanda), e Helga Schneider, Un amore adolescente (Salani), entrambe tedesche; Anilda Ibrahimi, Il tuo nome è una promessa (Einaudi), albanese, arrivata al q*-/uarto libro con la casa dello Struzzo; Antonio Dikele Distefano, uno dei più giovani del nostro elenco, che con Chi sta male non lo dice è già al terzo romanzo con Mondadori (dopo il successo di Fuori piove, dentro pure, passo a prenderti?, del 2015); e infine Masal Pas Bagdadi, siriana di lingua madre ebraica, che con Il tempo della solitudine è al secondo romanzo per Bompiani, dopo le autobiografie A piedi scalzi nel kibbutz: dalla Siria a Israele all’Italia. Vita singolare di un’ebrea araba diventata psicologa dell’infanzia (2003) e Mamma Miriam (2013). Quest'ultima introdotta così: «A piedi scalzi nel kibbutz non bastava di sicuro a salvare i ricordi e i pensieri depositati dentro di me. E mentre lo presentavo al pubblico sentivo che ancora dovevo fare i conti con il passato, e soprattutto con il presente, per far diventare l'Italia il mio Paese di adozione. Ho deciso così di continuare ad andare in giro per il paese e raccontare ancora e ancora, e in viaggio ho scoperto gli italiani, un popolo affettuoso e accogliente. A ogni incontro si ricreava quella magia inaspettata: io e gli altri, gli altri e me, le distanze si accorciavano e la gratitudine reciproca era sincera».

In una società sempre più multietnica, dove le più svariate nazionalità si mescolano freneticamente e a volte manca anche il tempo di provare a capirsi, la letteratura come sempre viene in aiuto. In questo senso, il database BASILI&LIMM si offre come uno strumento strategico, nel quale fare esplorazioni mirate, alla ricerca di quei romanzi, magari di quell’unico romanzo, che potranno farci comprendere lo sconosciuto che abbiamo di fianco, entrando nella sua storia, nella sua cultura, nelle sue paure. Dal punto di vista didattico, come avviene in Exit West, il sito fondato da Gnisci può davvero aprire una porta magica sull’umanità degli altri, e sulla nostra.

Savio Davide
Curatore del blog Letteratura.it